domenica 12 febbraio 2012

torta della seconda domenica di neve

Che uno..come dire..resiste. Resiste alle intemperie, resiste alle difficoltà negli spostamenti, resiste al senso di armageddon imposto dalle tv regionali e nazionali (coadiuvato dal fatto, eccezionale e preoccupante, che il padre supereroe e tuttofacente per eccellenza, non riesca a dormire la notte preoccupato dal peso specifico della neve gravante sui terrazzi di casa in romagna – una casa di nuova costruzione e, mi auguro, logiche strutturali quanto meno moderne)..insomma uno resiste.
E nonostante i disagi portati dal continuo nevicare tenti anche di modularti sui nuovi ritmi, ti ritagli del tempo di euforia bambinesca andando a fare a gara di palle di neve o andando a ‘bobbare vintage’ (aka usare dei sacchi hera per la raccolta carta come bob) a villa ghigi, rallenti ogni neurone e provi con gioia a vivere in simbiosi con quel che la natura fuori sta chiarendo a lettere piuttosto grandi: è inverno e io nevico. Perché sì.
Ma dopo due settimane in cui non conosci altra scarpa al di fuori dell’ Hunter, in cui ogni volta che ti viene fame pensi a zuppe, minestre, brodini e consommé lo sai che arriverà un punto in cui la tua mente farà come madre natura: è inverno e io voglio il cioccolato. Perché sì.
Così ieri ho comprato un libro di cucina sul cioccolato e oggi ho elaborato la mia ricetta prendendo spunto da un paio di ricette del libro riviste un po’ in dosi e ingredienti:
Per la base della torta ho preso ca. 120 gr di farina bianca e l’ho setacciata con ca. 40 gr di cacao amaro in una terrina. Ho aggiunto 2 cucchiai colmi di fruttosio a velo (la ricetta diceva zucchero a velo ma io l'ho sostituito con il fruttosio) e poi ho aggiunto 50 gr di burro ammorbidito e ½ tuorlo. La ricetta originale elargiva porzioni molto più generose di burro per cui per compensare ho usato un po’ di latte. Ho poi impastato il tutto fino al completo assorbimento del burro e ho formato una palla che ho messo a riposare in frigo nella pellicola trasparente per ca. 1 ora.
Una volta passato il tempo di riposo della pasta ho lavorato l’impasto con mattarello e creato un disco tondo di ca. 26/28 cm di diametro che ho steso poi in una tortiera di 23 cm di diametro ricoperta da carta da forno. Mi sono aiutata con le dita per creare un bordo alto almeno 2/3 cm. Ho bucherellato la pasta con una forchetta e infornato in forno preriscaldato a 180° per ca. 15 min. Nel frattempo ho preparato la farcitura mettendo in un pentolino 120 ml di panna liquida fresca insieme a 150 ml di latte (io ho usato il parzialmente scremato, immagino quello intero sia ancora meglio). Ho portato il tutto a ebollizione e poi, tolto dal fuoco, ho aggiunto 170 gr di cioccolato fondente (scegliendo quello al 72%), un paio di cucchiai di fruttosio e mescolato fino a ottenere una crema omogenea. Ho aggiunto a questo punto un uovo intero più il resto dell’uovo usato per la base e mescolato ancora un po’. Visto che l’accostamento mi piaceva e li avevo in casa ho aggiunto al composto ca. 50 gr di frutti rossi misti (nel mio caso era un misto di more, ciliegie nere e lamponi ma anche i mirtilli vanno benissimo).
Una volta sfornata la base ho riempito la torta con la crema di cioccolato e frutti rossi e ho rimesso in forno, sempre a 180°, per 20 minuti + altri 20 minuti successivi a 150°.
Una volta sfornato bisogna lasciare riposare almeno un’ora, nella quale vi consiglio di distogliere l’attenzione da ciò che avete appena prodotto per lasciare decantare l’attesa.


Io ho portato in cantina i resti dell’albero di natale (ci tenevo a farlo prima di carnevale).

Poi, mentre fuori la neve si placa (chissà per quanto) e cominciano a sentirsi le voci della gente che esce dalle case per imbracciare pala e decongelante..tu stai ascoltando Always true to you in my fashion e assapori una bollente tisana ai frutti rossi accompagnata da una fettina di paradiso. A cui unisci un po' di panna e qualche amaretto spezzato.
Oh..infondo hai resistito ben due settimane prima di cedere al fascino del 72%. E chiunque abbia un rapporto sano con il cioccolato lo sa che è difficile fingere di non sentire la voce. Che credo di aver scoperto essere amplificata elettromagneticamente dalla neve. Sarà questione di onde e frequenze probabilmente. D'altronde è la natura che lo dice: perchè sì.

giovedì 9 febbraio 2012

contro la lobby della cancelleria

Io mi domando e dico: è possibile che nel 2012, dopo aver inventato la nanotecnologia, dopo aver sfornato smartphones, tablets, telefoni che ti parlano se ti senti solo, guanti sensibili al calore che ti permettono di digitare messaggi sulle tastiere touch senza ibernarti le falangi (durante un inverno che tra l'altro 30 anni fa sarebbe stato normale)..non siamo ancora in grado di trovare un'alternativa efficace ai maledetti topi bianchetti?
Chi c'è dietro questo scandalo?? Qual'è la lobby della cancelleria che per propri tornaconti personali persiste nel tenere in commercio questi maledetti trabiccoli plasticosi che funzionano per i primi 10 cm dopodichè il nastro bianchetto si attorciglia dentro e a nulla vale inserire la matita per sbobinare il tutto come fosse la cassetta The Game dei Queen???
E lo sfregio di farteli trasparenti come a garantire che puoi vedere il loro funzionamento interno e prontamente redimere ogni ribellione del nastro? Mentre in realtà puoi solo constatare che da qualche parte al suo interno, in un punto in cui nessuna punta di matita potrà mai passare, il nastro si piega su se stesso. Svariate volte. E tu ti senti impotente. 
Ma questi corporation alike sono parenti di quelli che stanno dietro all'inefficacia pilotata delle creme anticellulite? O ai padroni del petrolio che osteggiano le auto all'idrogeno / al carburante della canna di zucchero / alla farina di mais / al burro di soia?
Basta, mi ribello. E spezzo il nastro. Signor Elica* questo è solo l'inizio. Avvisi il signor Somatoline, che sia pronto anche lui.

* marca dell'infamante bianchetto

mercoledì 1 febbraio 2012

presagi

Metti una domenica pomeriggio ad Artefiera. Da cui ne esci con una forte carica decorativa da dover applicare a qualche oggetto di recupero. (Datemi una vecchia cornice da cartavetrare. Ne ho bisogno)  - Però nell’immediato ho più bisogno di trovare un autobus che mi riporti verso il centro.
Così mi avvicino alla fermata e scorgo un paesaggio umano che subito mi appare come un presagio: gruppo di donne anziane, scarpa decollete-ma-comoda-taccospianato4, pelliccia, bulbi antigravità (a onor del vero qualcuna sfoggiava anche una frangetta molto contemporanea) e labbra rosso fuoco. Il presagio prende i contorni di una vera epifania quando le sento valutare gli orari dell’autobus e i possibili ritardi scegliendo una linea o l’altra e una dice: “be’ se anche arriviamo a casa tardi che problema c’è? Io non ho nessuno che mi aspetta!”. Quando il girl power diventa  granny power. O la vita ti regala l'onere di essere 'quella che resta'.
E lì, per strane associazioni mentali, ho ricordato una scena che avevo immortalato a Paris qualche tempo prima..non c’è che dire..il futuro verrà ballando.

E avrà un bel bulbo, una scarpetta comoda, il senso del ritmo (soprattutto per i ritmi jazz). E nel mio caso, qualche scheggia di legno nelle mani. Ma soprattutto avrà i contorni di un pomeriggio a spasso con le mie amiche (che sono tutte avvisate: compriamoci una pelliccia – di ecopelle).

questo post lo dedico a unodeidue, lo aspetto difronte a un piatto di gramigna con la salsiccia.