Se l’illuminazione è un elemento fondamentale in una casa per infondere una certa atmosfera agli ambienti – tralasciamo la natura quasi banale e fisiologica del concetto di LUCE - è altrettanto vero che prima ancora di creare un’atmosfera devi avere delle sedie su cui far accomodare i tuoi ospiti ..che poi no, scusate, che sono io? La figlia del povero asciugamano? Non ho diritto anche io a sedermi a tavola circondata da luci e lucine senza che ci siano per forza degli ospiti??
Ergo..le mie sedie. Tutte recuperate. Ognuna diversa dall’altra. Una addirittura salvata dal rusco e le altre acquistate nei miei soliti mercatini di cose usate. Tutte hanno una loro storia di cui ignoro ogni dettaglio. Chissà in quali case sono nate, in quali cresciute, con quali persone hanno avuto a che fare.
Mi affascina proprio l’idea stessa della sedia vecchia, forse tra tutti i mobili recuperati è quella che maggiormente mi attira, perché è partecipe attiva, è coprotagonista a tutti gli effetti. È lì attorno al tavolo quando si mangia, quando si parla, quando si condivide. E, a meno che non stia dialogando con amatori di sedie di design milionarie (amici dei tipi olandesi?) nei confronti delle quali ovviamente non c’è gara, credo di poter affermare che le vecchie sedie di legno che si possono trovare ancora nelle osterie, nei bar retrò, in certi uffici pubblici o nell’atelier di una vecchia sarta che curva su se stessa e alta in tutto 90 cm mi ha rimesso a posto un cappotto in modo perfetto in pochissimi giorni, ecco, tutte queste sedie sono lungamente più resistenti e belle delle varie sedie low cost che si possono trovare in giro.
Il processo per tutte le mie sedie è sempre stato lo stesso: coup de foudre e d'œil insieme per scegliere quelle meno martoriate dal tempo e quelle maggiormente in armonia tra loro, persino quella che ho trovato abbandonata era perfettamente in linea con le altre. Quando si dice le affinità.
Dopo questo, è stato solo grana 60 seguita da grana 140 per intere domeniche, nelle quali i miei amici mi invitavano a pranzo, al cinema, a fare shopping, a giocare a Jenga ma io niente, curva sul mio pezzo di legno da recuperare. Avete idea di cosa significhi cartavetrare una sedia a mano nuda seppur guantata (eh be..)? Potete immaginare il piacere di dover rimuovere la vernice e la patina lucida nelle piegature, nei punti nascosti, nelle intercapedini tra un pezzo e l’altro? Bene..moltiplicatelo per quattro e otterrete lo schema di svariate mie domeniche mattina nonché un’idea decisamente verosimile dello stato di abbandono dei miei polpastrelli.

Lei è quella che ha rischiato di essere portata via da uno spazzino se non fossi intervenuta in tempo, mi sembrava giusto darle l’onore della foto di dettaglio nelle fasi di ripulitura. E se qualcuno se lo dovesse chiedere..si, la polverina nera che si vede nella foto di sinistra è tutta la polvere di vernice e legno che evaporava dalla sedia per depositarsi generosamente sul mio terrazzino, dentro casa, tra i miei capelli, nei miei polmoni. Le gioie del faidate.
Ma per fortuna, come ho già avuto modo di dire..dopo la cartavetra tura viene la verniciatura, il vero momento di piacere e soddisfazione perché vedi l’oggetto riprendere vita sotto le tue mani. E nel caso delle mie sedie la sensazione di aver ridato vita a qualcosa di vecchio e anonimo è stata ancora più forte, a vederle tutte insieme mi sento come quando da bambine vestivi tutte le barbie coi vestiti nuovi e poi le portavi fuori a giocare al parco, oppure quando giocavi a ‘cucinare’ e sceglievi per ogni pentola giocattolo la zolla di terra, i fiori e i fili d’erba più adatti.

Una poi mi ha persino rivelato qualche dettaglio della sua prima vita mentre toglievo il vecchio e preparavo la base al nuovo; chissà chi avrà lavorato e per quanti anni sarà stato seduto alla sedia n° 819 di Federmeccanica Milano. Mi piace pensare che chiunque sia abbia vissuto una vita felice (ah che buona che sono) anche se mi piace ancor di più pensare che secondo me la n° 819 è più felice adesso che si affaccia al bordo del mio tavolo e io le faccio persino le foto.