domenica 12 febbraio 2012

torta della seconda domenica di neve

Che uno..come dire..resiste. Resiste alle intemperie, resiste alle difficoltà negli spostamenti, resiste al senso di armageddon imposto dalle tv regionali e nazionali (coadiuvato dal fatto, eccezionale e preoccupante, che il padre supereroe e tuttofacente per eccellenza, non riesca a dormire la notte preoccupato dal peso specifico della neve gravante sui terrazzi di casa in romagna – una casa di nuova costruzione e, mi auguro, logiche strutturali quanto meno moderne)..insomma uno resiste.
E nonostante i disagi portati dal continuo nevicare tenti anche di modularti sui nuovi ritmi, ti ritagli del tempo di euforia bambinesca andando a fare a gara di palle di neve o andando a ‘bobbare vintage’ (aka usare dei sacchi hera per la raccolta carta come bob) a villa ghigi, rallenti ogni neurone e provi con gioia a vivere in simbiosi con quel che la natura fuori sta chiarendo a lettere piuttosto grandi: è inverno e io nevico. Perché sì.
Ma dopo due settimane in cui non conosci altra scarpa al di fuori dell’ Hunter, in cui ogni volta che ti viene fame pensi a zuppe, minestre, brodini e consommé lo sai che arriverà un punto in cui la tua mente farà come madre natura: è inverno e io voglio il cioccolato. Perché sì.
Così ieri ho comprato un libro di cucina sul cioccolato e oggi ho elaborato la mia ricetta prendendo spunto da un paio di ricette del libro riviste un po’ in dosi e ingredienti:
Per la base della torta ho preso ca. 120 gr di farina bianca e l’ho setacciata con ca. 40 gr di cacao amaro in una terrina. Ho aggiunto 2 cucchiai colmi di fruttosio a velo (la ricetta diceva zucchero a velo ma io l'ho sostituito con il fruttosio) e poi ho aggiunto 50 gr di burro ammorbidito e ½ tuorlo. La ricetta originale elargiva porzioni molto più generose di burro per cui per compensare ho usato un po’ di latte. Ho poi impastato il tutto fino al completo assorbimento del burro e ho formato una palla che ho messo a riposare in frigo nella pellicola trasparente per ca. 1 ora.
Una volta passato il tempo di riposo della pasta ho lavorato l’impasto con mattarello e creato un disco tondo di ca. 26/28 cm di diametro che ho steso poi in una tortiera di 23 cm di diametro ricoperta da carta da forno. Mi sono aiutata con le dita per creare un bordo alto almeno 2/3 cm. Ho bucherellato la pasta con una forchetta e infornato in forno preriscaldato a 180° per ca. 15 min. Nel frattempo ho preparato la farcitura mettendo in un pentolino 120 ml di panna liquida fresca insieme a 150 ml di latte (io ho usato il parzialmente scremato, immagino quello intero sia ancora meglio). Ho portato il tutto a ebollizione e poi, tolto dal fuoco, ho aggiunto 170 gr di cioccolato fondente (scegliendo quello al 72%), un paio di cucchiai di fruttosio e mescolato fino a ottenere una crema omogenea. Ho aggiunto a questo punto un uovo intero più il resto dell’uovo usato per la base e mescolato ancora un po’. Visto che l’accostamento mi piaceva e li avevo in casa ho aggiunto al composto ca. 50 gr di frutti rossi misti (nel mio caso era un misto di more, ciliegie nere e lamponi ma anche i mirtilli vanno benissimo).
Una volta sfornata la base ho riempito la torta con la crema di cioccolato e frutti rossi e ho rimesso in forno, sempre a 180°, per 20 minuti + altri 20 minuti successivi a 150°.
Una volta sfornato bisogna lasciare riposare almeno un’ora, nella quale vi consiglio di distogliere l’attenzione da ciò che avete appena prodotto per lasciare decantare l’attesa.


Io ho portato in cantina i resti dell’albero di natale (ci tenevo a farlo prima di carnevale).

Poi, mentre fuori la neve si placa (chissà per quanto) e cominciano a sentirsi le voci della gente che esce dalle case per imbracciare pala e decongelante..tu stai ascoltando Always true to you in my fashion e assapori una bollente tisana ai frutti rossi accompagnata da una fettina di paradiso. A cui unisci un po' di panna e qualche amaretto spezzato.
Oh..infondo hai resistito ben due settimane prima di cedere al fascino del 72%. E chiunque abbia un rapporto sano con il cioccolato lo sa che è difficile fingere di non sentire la voce. Che credo di aver scoperto essere amplificata elettromagneticamente dalla neve. Sarà questione di onde e frequenze probabilmente. D'altronde è la natura che lo dice: perchè sì.

giovedì 9 febbraio 2012

contro la lobby della cancelleria

Io mi domando e dico: è possibile che nel 2012, dopo aver inventato la nanotecnologia, dopo aver sfornato smartphones, tablets, telefoni che ti parlano se ti senti solo, guanti sensibili al calore che ti permettono di digitare messaggi sulle tastiere touch senza ibernarti le falangi (durante un inverno che tra l'altro 30 anni fa sarebbe stato normale)..non siamo ancora in grado di trovare un'alternativa efficace ai maledetti topi bianchetti?
Chi c'è dietro questo scandalo?? Qual'è la lobby della cancelleria che per propri tornaconti personali persiste nel tenere in commercio questi maledetti trabiccoli plasticosi che funzionano per i primi 10 cm dopodichè il nastro bianchetto si attorciglia dentro e a nulla vale inserire la matita per sbobinare il tutto come fosse la cassetta The Game dei Queen???
E lo sfregio di farteli trasparenti come a garantire che puoi vedere il loro funzionamento interno e prontamente redimere ogni ribellione del nastro? Mentre in realtà puoi solo constatare che da qualche parte al suo interno, in un punto in cui nessuna punta di matita potrà mai passare, il nastro si piega su se stesso. Svariate volte. E tu ti senti impotente. 
Ma questi corporation alike sono parenti di quelli che stanno dietro all'inefficacia pilotata delle creme anticellulite? O ai padroni del petrolio che osteggiano le auto all'idrogeno / al carburante della canna di zucchero / alla farina di mais / al burro di soia?
Basta, mi ribello. E spezzo il nastro. Signor Elica* questo è solo l'inizio. Avvisi il signor Somatoline, che sia pronto anche lui.

* marca dell'infamante bianchetto

mercoledì 1 febbraio 2012

presagi

Metti una domenica pomeriggio ad Artefiera. Da cui ne esci con una forte carica decorativa da dover applicare a qualche oggetto di recupero. (Datemi una vecchia cornice da cartavetrare. Ne ho bisogno)  - Però nell’immediato ho più bisogno di trovare un autobus che mi riporti verso il centro.
Così mi avvicino alla fermata e scorgo un paesaggio umano che subito mi appare come un presagio: gruppo di donne anziane, scarpa decollete-ma-comoda-taccospianato4, pelliccia, bulbi antigravità (a onor del vero qualcuna sfoggiava anche una frangetta molto contemporanea) e labbra rosso fuoco. Il presagio prende i contorni di una vera epifania quando le sento valutare gli orari dell’autobus e i possibili ritardi scegliendo una linea o l’altra e una dice: “be’ se anche arriviamo a casa tardi che problema c’è? Io non ho nessuno che mi aspetta!”. Quando il girl power diventa  granny power. O la vita ti regala l'onere di essere 'quella che resta'.
E lì, per strane associazioni mentali, ho ricordato una scena che avevo immortalato a Paris qualche tempo prima..non c’è che dire..il futuro verrà ballando.

E avrà un bel bulbo, una scarpetta comoda, il senso del ritmo (soprattutto per i ritmi jazz). E nel mio caso, qualche scheggia di legno nelle mani. Ma soprattutto avrà i contorni di un pomeriggio a spasso con le mie amiche (che sono tutte avvisate: compriamoci una pelliccia – di ecopelle).

questo post lo dedico a unodeidue, lo aspetto difronte a un piatto di gramigna con la salsiccia.

mercoledì 25 gennaio 2012

suggestioni portoghesi

Non ho mai visto Lisbona né il Portogallo. E credo che per una cimetta indoeuropea cresciuta a letteratura e svariate forme d’arte (che siano poi i numeri a regolare il mondo è tutto da dimostrare nella mia personale Weltanschauung) sia un peccato mortale non aver visitato un Paese che ha fatto della malinconia e dello struggimento di cuore e interiorità la bandiera con la quale si annuncia al mondo.
Così ieri sera per prepararmi psicologicamente al viaggio che vedrò di organizzare per colmare il vuoto portoghese ho pensato di avvicinarmi al temperamento del luogo preparandomi una versione alternativa di uno dei piatti più famosi della loro cucina, il bacalhau mantecato. Considerando che non amo il baccalà e che alle 21 di sera puoi solo affidarti a quel che hai in casa direi che si può evincere chiaramente quanto fortissimamente debba andare a Lisbona (e presto).
Così invece del baccalà e della panna ho usato merluzzo e yogurt greco magro. Per il resto gli altri ingredienti sono patate, cimette di broccoli (vere, non io) e pangrattato.
Ho cotto in acqua lievemente salata una confezione di merluzzo congelato di circa 200 grammi (ovviamente sarebbe meglio usare del pesce fresco) e in una pentola a parte 3 patate di media grandezza (a pasta gialla) insieme alla cimetta (mi fa una certa impressione parlare di cimette cucinate devo dire..).
Una volta cotto il tutto, scolare e schiacciare con la forchetta le patate e i broccoli e aggiungere dello yogurt greco magro.
Aggiungere anche il merluzzo schiacciato e mescolare per ottenere una purea abbastanza omogenea.
Mettere il composto così ottenuto in una pirofila e aggiungere del pangrattato con un cucchiaio di olio extra vergine d’oliva. Infornare il tutto per circa 20-30 min in forno preriscaldato a 150° (modalità ventilato se possibile).
Oggi in pausa pranzo mi sono leccata i baffi. Poi li ho appoggiati sulla tovaglietta che sono scomodi per mangiare.

lunedì 23 gennaio 2012

quando si dice errori di digitazione

Piccola postilla sganciata da tutto il resto se volete (che poi, lo dico chiaro e tondo - ora e per sempre - che SPAZIANDO tra un comò e un consommé consente di spaziare appunto)...ieri stavo cercando il testo della canzone 'Testarda Io' di Iva Zanicchi..
Certo, capisco si richieda una spiegazione [non sono così vecchia da averla vista in concerto negli anni 70 né così sbarbi da averla cantata per un'estate intera ri-editata da Giuliano Palma] e la verità è che quella canzone è inserita in una delle scene più belle di un film assolutamente perfetto,  Gruppo di famiglia in un interno, di Luchino Visconti  - con un Helmut Berger in stato di grazia.
Be' cercando con lo smartphone per antonomasia e convinta di aver scritto 'testo testarda io' mi sono accorta di aver scritto 'resto testarda io'.
E sia, non credo agli errori di digitazione. Per cui qui lo dico e lo ridico: io resto testarda.

sabato 14 gennaio 2012

cuore di sedie

Ah, solo per aggiungere un particolare. La mia passione divorante verso tutto ciò che è vecchio e andrebbe rimodernato, risistemato, riassettato, ri-editato, si ferma di fronte a poche cose, ma quando trovi una di queste cose, tutto il tuo ardore si placa in un attimo.
L’intrusa nel quadro, vibrante di vita sua e primario color legno, è un regalo di matrimonio dei nonni di cimette; quella sedia ha più di 50 anni, è stata affacciata al tavolo della famiglia di cimette accogliendo tutte le persone che posso conoscere e accogliendone molte altre che non ho mai conosciuto. Mia nonna se ne voleva liberare perché ormai non era più molto stabile. Forse quando sei sposata da quasi 57 anni non hai bisogno di una sedia che ti ricordi la famiglia che hai costruito. Per me però, che vivo nel tempo delle vaghezze sentimentali postmoderne, ipotizzare un matrimonio della durata di oltre 50 anni (da ora) equivale a credere ai poteri curativi e conservativi della criogenesi. Uno dice 'magari funziona' ma non si offre volontario per l'esperimento. Quella sedia è bellissima così, mai punterò la mia grana 60 su di lei.

giochi di sedie

Se l’illuminazione è un elemento fondamentale in una casa per infondere una certa atmosfera agli ambienti – tralasciamo la natura quasi banale e fisiologica del concetto di LUCE -  è altrettanto vero che prima ancora di creare un’atmosfera devi avere delle sedie su cui far accomodare i tuoi ospiti ..che poi no, scusate, che sono io? La figlia del povero asciugamano? Non ho diritto anche io a sedermi a tavola circondata da luci e lucine senza che ci siano per forza degli ospiti??
Ergo..le mie sedie. Tutte recuperate. Ognuna diversa dall’altra. Una addirittura salvata dal rusco e le altre acquistate nei miei soliti mercatini di cose usate. Tutte hanno una loro storia di cui ignoro ogni dettaglio. Chissà in quali case sono nate, in quali cresciute, con quali persone hanno avuto a che fare. 
Mi affascina proprio l’idea stessa della sedia vecchia, forse tra tutti i mobili recuperati è quella che maggiormente mi attira, perché è partecipe attiva, è coprotagonista a tutti gli effetti. È lì attorno al tavolo quando si mangia, quando si parla, quando si condivide. E, a meno che non stia dialogando con amatori di sedie di design milionarie (amici dei tipi olandesi?) nei confronti delle quali ovviamente non c’è gara, credo di poter affermare che le vecchie sedie di legno che si possono trovare ancora nelle osterie, nei bar retrò, in certi uffici pubblici o nell’atelier di una vecchia sarta che curva su se stessa e alta in tutto 90 cm mi ha rimesso a posto un cappotto in modo perfetto in pochissimi giorni, ecco, tutte queste sedie sono lungamente più resistenti e belle delle varie sedie low cost che si possono trovare in giro.

Il processo per tutte le mie sedie è sempre stato lo stesso: coup de foudre e d'œil insieme per scegliere quelle meno martoriate dal tempo e quelle maggiormente in armonia tra loro, persino quella che ho trovato abbandonata era perfettamente in linea con le altre. Quando si dice le affinità.
Dopo questo, è stato solo grana 60 seguita da grana 140 per intere domeniche, nelle quali i miei amici mi invitavano a pranzo, al cinema, a fare shopping, a giocare a Jenga ma io niente, curva sul mio pezzo di legno da recuperare. Avete idea di cosa significhi cartavetrare una sedia a mano nuda seppur guantata (eh be..)? Potete immaginare il piacere di dover rimuovere la vernice e la patina lucida nelle piegature, nei punti nascosti, nelle intercapedini tra un pezzo e l’altro? Bene..moltiplicatelo per quattro e otterrete lo schema di svariate mie domeniche mattina nonché un’idea decisamente verosimile dello stato di abbandono dei miei polpastrelli. 
Lei è quella che ha rischiato di essere portata via da uno spazzino se non fossi intervenuta in tempo, mi sembrava giusto darle l’onore della foto di dettaglio nelle fasi di ripulitura. E se qualcuno se lo dovesse chiedere..si, la polverina nera che si vede nella foto di sinistra è tutta la polvere di vernice e legno che evaporava dalla sedia per depositarsi generosamente sul mio terrazzino, dentro casa, tra i miei capelli, nei miei polmoni. Le gioie del faidate.

Ma per fortuna, come ho già avuto modo di dire..dopo la cartavetra tura viene la verniciatura, il vero momento di piacere e soddisfazione perché vedi l’oggetto riprendere vita sotto le tue mani. E nel caso delle mie sedie la sensazione di aver ridato vita a qualcosa di vecchio e anonimo è stata ancora più forte, a vederle tutte insieme mi sento come quando da bambine vestivi tutte le barbie coi vestiti nuovi e poi le portavi fuori a giocare al parco, oppure quando giocavi a ‘cucinare’ e sceglievi per ogni pentola giocattolo la zolla di terra, i fiori e i fili d’erba più adatti. 


Una poi mi ha persino rivelato qualche dettaglio della sua prima vita mentre toglievo il vecchio e preparavo la base al nuovo; chissà chi avrà lavorato e per quanti anni sarà stato seduto alla sedia n° 819 di Federmeccanica Milano. Mi piace pensare che chiunque sia abbia vissuto una vita felice (ah che buona che sono) anche se mi piace ancor di più pensare che secondo me la n° 819 è più felice adesso che si affaccia al bordo del mio tavolo e io le faccio persino le foto.


mercoledì 4 gennaio 2012

digressioni fuori tema

In questi giorni particolari in cui l’aria di vacanza rarefà tutto il resto e mi concedo digressioni multiple ho pensato a uno strano fenomeno che mi è capitato di constatare a varie riprese e con vari generi di relazioni umane con i coinvolti: gli uomini hanno scoperto lo zodiaco, l’oroscopo.
Sì, si potrebbe obbiettare che non c’è né una cartavetratina né una zucchina in questo post ma concedetemi delle digressioni antropologiche..tutto ha un senso. E tutto serve.

Quello che per anni è stato l’emblema della superficialità femminile, del non avere argomenti di conversazione perché tanto bastava (bastaVA) fare flap flap con le ciglia per ottenere l’attenzione di un uomo (non a caso nell’ultima scena del film i-n-d-i-m-e-n-t-i-c-a-b-i-l-e Ciao Ma' la commessa  scema Cinzia quando nota il bullo Nico che le si avvicina in metrò offrendole un chewing gum gli chiede con lunghi battiti di ciglia “te de che segno sei?” e poi ride, come a dire…so già che sei mio) ora è diventato un argomento di conversazione che emerge sempre più spesso nelle mie chiacchiere con l’altro sesso.

Ieri sera al compleanno di un’amica incrocio un suo amico che conosce le mappe astrali, le case, i pianeti dominatori e gli intrecci di ognuno dei segni zodiacali, a me ha persino parlato di dove ho lo Zenith e il Nadir e mentre parlava pensavo che certe cose uno dovrebbe scoprirle da solo, mica che tutti ti vengono a dire dove hai lo zenith e dove hai il nadir senza nemmeno sapere come ti chiami!! Ho perso interesse dopo 3 minuti di case, influenze delle maree e nomi vagamente esotici.
A capodanno uno degli invitati alla cena (amico di amici, nessuna confidenza) nel parlare dei reciproci compleanni che cadono proprio a inizio anno mi dice con occhi sognanti: “ma hai letto Brezsny?hai visto che quest’anno è il nostro anno?” E da lì giù chiacchiere e confidenze..che lui non si fidava mai completamente degli oroscopi che negli anni passati avevano detto che anche quell’anno era il nostro anno..che si era fatto fare la mappa astrale con studio dell’ascendente da una ragazza tedesca che STUDIA ASTROLOGIA ALL’UNIVERSITA’ (in un ateneo tedesco) perché l’orario in cui è nato è un orario di passaggio da un ascendente ad un altro e persino questa professionista dei segni non era riuscita a risolvere il dubbio sul suo ascendente..e questo ragazzo qui è invece un personaggio interessante, pensate.
Estate: leggo l’oroscopo di Brezsny del segno del mio ‘petit ami’ dell’epoca e considerando che sembrava scritto apposta per lui e per la giornata epocale che lo aspettava gli mando un messaggio con la frase centrale del suo oroscopo e la fonte (intesa come rivista, non autore, temevo lo sbeffeggiamento). Risposta: Brezsny ha sempre ragione.
La storia non è andata avanti ma credo che Brezsny non c’entri nulla. Anzi, è facile amarlo, io per prima penso che mi conosca personalmente e che abbia il compito di torturarmi ogni settimana con evidenti inviti a non buttare via i miei talenti. (fosse facile), ma insomma diciamolo….qui siamo difronte a un cambiamento epocale! loro sono entrati nel nostro territorio..l'effimero..il non-comprovabile, il 'metti che sia vero'.
Da un lato non mi dispiace affatto ma non vorrei che, per il principio di azione e reazione che regola il mondo, questo fenomeno non portasse a un suo Nadir…

^_`abcdefghi *

* segni zodiacali su words, pacchetto microsoft office per pc, OGGETTO MASCHIO per antonomasia (..)

Questo blog potrebbe cambiare nome..TRE MORSETTI SUL COMO’, SPAZIANDO TRA UNA BRUGOLA E UN PUNZONE. E se riesco sputo anche a terra mentre scrivo.
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lunedì 2 gennaio 2012

apparizioni

non è che voglia per forza continuare a parlare di biciclette (tra l'altro per me è sia una ferita aperta che un argomento che poco c'azzecca con la natura del mio blog) però, e sottolineo però, la vita a volte ti mette difronte a scene che non puoi non notare.
Come ad esempio tornare a casa e vedere che al posto delle due biciclette vecchie e rovinate che solitamente stanno appoggiate al tronco dell'albero davanti a casa tua c'è una cyclette.
E mentre tu ti senti già sufficientemente cretina perchè le fai una foto a futura memoria passa un uomo con una birra in mano che la vede e fa per prenderla. Tu chiedi scusa perchè volevi fare una foto, lui chiede se per caso la 'bici' la volevi tu, tu vorresti rispondere 'si perchè credo sia una bici del tempo, tu pedali e non ti muovi ma è il mondo che torna indietro' poi pensi " chissà se capisce la mia ironia" per cui ti limiti a dire 'no, non ti preoccupare, faccio una foto e vado'.
E mentre scatti e lui sta dietro di te a bere la sua birra ti chiedi se sia peggio lui che è convinto di aver fatto un affare a prendersi una bici senza ruote (anche perchè la sua mise non tradisce un amore viscerale per lo sport da camera) o tu che ti sei fermata a cercare l'applicazione flash per fare una foto meno scura possibile.
Se in quel momento passasse il Mago Gi non farei una piega.
E comunque la gente libera per strada degli esemplari davvero unici.

domenica 1 gennaio 2012

giorni differenti due.zero (2/2)

E ma questo è uno spazio in cui si parla di comò e consommé, dove l’uno o dov’è l’altro nella prima parte del post?? Semplice, non c’è. Perché il primo giorno di un anno appena nato uno può anche concedersi delle divagazioni. Ma per i puristi (e per me in primis) aggiungo una parte dedicata al cenone di capodanno, consumatosi a casa di amici tra fiumi e fiumi di alcool diversificato e kili e kili di cibo multi categoria.
Non potendo portare ad un cena né della carta vetri né dei trucioli di vecchio mobile recuperato mi hanno incaricato di preparare il polpettone (è ormai una tradizione). E io ne ho fatti due, uno di carne e uno di verdure (per un paio di amici vegetariani che ogni volta che facciamo delle cene restano in un angolo a sorbirsi pezzetti di carota come fossero conigli).
Quello di carne me lo gioco per un altro post anche perché la vera sfida è stato quello di verdure..ho deciso di fare un cuore di melanzane e ricotta di bufala ricoperto da una generosa crosta di crema di zucchine.
Per le dosi considerate che ho dovuto cucinare per una 20ina di persone per cui il tutto andrebbe diminuito a meno che non vogliate mangiare polpettone per una settimana o invitare a cena il condominio.
Prendete circa 2 kg di patate e cuocetele in acqua lievemente salata. Nel frattempo frullate 4 melanzane di media dimensione a cui avrete tolto la maggior parte dell’interno spugnoso e strizzatele ben bene per togliere l’acqua in eccesso. Lasciatele poi riposare in uno scolapasta. Eseguite la stessa operazione con 4 zucchine grandi, unica differenza non potrete strizzare la crema di zucchine ma solo lasciar filtrare l’acqua in eccesso. Mentre le patate continuano a bollire prendete un barattolo di ceci cotti al vapore (per 200gr) e togliete la loro pelliccina. Una volta fatto questo passateli al frullatore.
Scolate le patate e schiacciatele con una forchetta per ottenere una purea. A questo punto prendete 150 gr di ricotta di bufala + 150 gr di ricotta di mucca e mescolatele insieme. Dividete il composto di ricotta in due parti uguali. 
In una terrina mescolate le melanzane, la metà di crema di ricotta, un uovo, parmigiano gratt e pangrattato (q.b. per legare) e circa un terzo della purea di patate. Aggiungete semi di papavero e aggiustate di sale. Create un cuore di polpettone con il composto così ottenuto.
Passate poi alla crosta per cui prendete la purea di patate rimasta, aggiungete la crema di ricotta, la crema di zucchine, i ceci frullati, un uovo e ancora parmigiano gratt e pangrattato per legare il tutto. Aggiungete anche qualche dadino di provola dolce (il tutto per circa 100 gr). Un trito di maggiorana fresca e sale per finire.
Stendete il composto nella teglia del forno su carta da forno e una volta creata una ‘mattonella’ adagiate il cuore di melanzane al centro. Richiudete il tutto e create un rotolo perfetto. Spennellate con olio extra vergine d’oliva, chiudete i lembi della carta da forno e infornate per circa 50 min a 180°. Consiglio di ‘insaccare’ il rotolo con dello spago da cucina perché i rotoli o polpettoni che dir si voglia hanno la brutta abitudine di allargarsi e sfaldarsi durante la cottura (maledetto principio chimico-fisico, un giorno ti batterò!!).
Nel frattempo potete preparare dei piselli in padella con soffritto di scalogno che saranno il contorno perfetto per il polpettone di verdure.
Devo dire la verità..la soddisfazione di aver visto i miei amici vegetariani lanciare in aria i pezzi di carota e tagliarsi delle generose fette di polpettone è stata esaltante, quasi al pari del brindisi di mezzanotte.
Auguri due.



giorni differenti due.zero (1/2)

Be’, pare che la carovana festivalizia che ci traghetta da natale a capodanno sia arrivata al suo punto di decantazione massima. Dopo i botti, i trick e track, i tappi di spumanti scadenti e/o costosi (ricorderò per sempre una mia ex coinquilina che in un capodanno in piazza per il concerto di Goran Bregovic sbagliò bottiglia e aprì sulla folla un Berlucchi) siamo arrivati al primo giorno dell’anno. Quello dei buoni propositi.
Ieri ho augurato a tutti i miei amici e alle persone a cui voglio bene di non sprecare nemmeno un giorno di quest’anno appena nato, anche perché pare sarà un po’ più corto degli altri; le risposte sono state varie: alcuni non hanno risposto (e che ti costa cribbio, stai già finendo in uno dei ‘black’ propositi dell’anno nuovo, BASTA BENEFICIENZA), altri hanno rimarcato che essendo bisestile in realtà è pure più lungo, altri (pochi, devo dire forse gli unici che hanno capito la mia sottile allusione al 21.12.12) hanno risposto che sperano che i maya fossero ubriachi e ad un festino molesto quando hanno fatto la loro predizione e qualcun’altro mi ha risposto sorprendendomi: ti auguro lo stesso aggiungendo di non sprecarne nemmeno uno di giorni con persone inutili.
Ecco, io non ci avevo pensato. Io avevo formulato il mio augurio guardando ad un’economia spicciola se volete ..dei giorni fatti di ingorghi lavorativi, di traffico, di problemi, tutti quei tipi di giorni che ti fanno scivolare via la vita senza rendertene conto. Ma chi mi ha mandato quel messaggio ha ragione (senza dire che mi conosce) e per più di una ragione: la tipologia di giorni scialbi, quelli da non ricordare, non potrà mai essere debellata a meno che non ci si ritiri in un eremo o in una spiaggia caraibica tentando di interpretare il rumore del silenzio. La differenza tra subire quei giorni o farne qualcosa di buono sta nelle scelte che facciamo noi. Sta nelle persone con cui decidiamo di impiegare il nostro tempo (quello migliore) e le nostre energie. Entrando ancora un po’ di più nella scatola cinese di rimandi psicologici..la differenza sta in come ti vedi tu quando ‘abiti’ ognuno dei tuoi giorni. Ogni ‘outfit’ dovrebbe portarsi dietro gli accessori migliori, per cui, come non indossereste mai (immagino) una camicia a righe su un pantalone a scacchi (la faccio proprio semplice, non mi addentro in esempi di accostamento cromatico) così non dovreste mai decidere di accompagnarvi a persone potenzialmente righe. O potenzialmente scacchi.
Insomma..riformulo per tutti il mio augurio: che quest’anno appena nato e bisestile ma catastroficamente più corto di 9 giorni, sia un anno in cui ognuno di noi riesca a sentire ogni giorno e riesca a farne qualcosa di buono per se’ - sempre. Il che comporta che se nell’armadio avete una serie di camicie a righe e una serie di pantaloni a scacchi forse è arrivato il momento di fare spazio a nuove camicie o nuovi pantaloni. D’altronde sono giorni perfetti per pulire gli armadi. Fuori iniziano pure i saldi.
Auguri.