giovedì 15 dicembre 2011

quando si accende il fuoco del recupero

È qualcosa che non si può fermare. È più di una tentazione cui cedere o fingere di non voler cedere..è più di quel sottile veleno che ti si insinua sotto pelle quando alle tue amiche dici “ora è lui che deve cercarmi, non ha capito con chi ha a che fare” mentre dentro di te sai che sei tu che non hai capito con chi hai a che fare e appena uscita dall’aperitivo troverai una scusa per chiamarlo (tra l’altro aiutata dall’effetto dell’aperitivo stesso). No, quelle sono MALATTIE. Ma questa no. Questa è la tua natura che ruggisce e chiama e quando la scopri, non esiste altro.  Sei suo/a.
E così quando ti accorgi che nelle vetrine dei negozi di modernariato ti concentri sui mobili più vecchi (attenzione, non antichi) e li immagini dentro casa tua con una palette cromatica lontana anni luce da quella originale, capisci che ti si è acceso il fuoco del recycle arredo. E ti senti anche un fico pazzesco perché capisci che tu ci hai visto cose che gli altri umani non ci vedono più visto che si liberano di oggetti che tu brami.
Quando i miei occhi si sono posati su di lei era buttata in un angolo di un mercatopoli di provincia (non svelerò la provincia, è mio terreno di caccia) ed è stato un colpo di fulmine. Si presentava con un vestitino dismesso, una frangia non curata e qualche ruga d’espressione:
Ma io ci vedevo già altro, dentro di me pensavo: quest’anno va il verde salvia e anche se non va è così che io la vedo. Da questo pensiero siamo passati alla prima fase: cercare il tappezziere di fiducia che potesse toglierle il vecchio vestito sfrangiato e poi fargliene uno su misura. Una volta trovato lui (tappezzeria galletti, Marco è veramente bravo) siamo passati alla seconda fase: furia abrasiva, ovvero quando invece della palestra cartavetri forsennatamente (grana 60) una poltroncina per liberarla della vecchia vernice e della vecchia vita. Sono state ORE indimenticabili per i miei polpastrelli e anche per le mie unghie che da allora hanno deciso di mantenere un profilo basso.
Ah se solo all’epoca mi fossi resa conto che esistono: A) dei guanti appositi B) una macchinetta che cartavetra al posto delle mie mani, sicuramente mi sarei risparmiata la cancellazione parziale delle impronte digitali ma sapete..sono una purista, non credo che contemplerò mai l’opzione B mentre non essendo completamente cretina ho successivamente contemplato l’opzione A.
Ma fortunatamente dopo la grana 60 viene la grana 180, quella che pare un velo e che serve per la finitura che è come dire prima fai una maschera scrub al viso e poi ci stendi la crema lisciante. E dopo il dolore terapeutico della cartavetratura..viene la verniciatura, arriva il benedetto verde salvia:

Dopo un giretto finale da Marco in cerca del vestito l’ho riportata a casa e incoronata regina del mio minuscolo ingresso:

Ora le sto cercando un re degno del suo affascinante appeal verde salvia. Tanto ho i guanti.


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