domenica 25 dicembre 2011

giorni differenti

"Com'è possibile che esista un giorno così differente dagli altri 364 giorni dell'anno? Come si spiega che per l'occasione l'umanità si comporti esattamente al contrario del solito? Certo è un fenomeno straordinario, uno dei fenomeni più sbalorditivi che siano mai accaduti sulla Terra. Più ci si medita, meno si riesce a capacitarsi. Una faccenda così terribilmente diversa da tutto il resto!Provate, per piacere, a pensarci un po'. [..] Quale sia il motivo, guardateli uno per uno: la mano abituata a bastonare oggi accarezza, la bocca abituata a imprecare oggi sorride, l'avaro è generoso, l'invidioso gode dei successi del collega, il vendicativo è pronto a perdonare. Sissignori, oggi uomini e donne trovano più soddisfazione nella gioia altrui che nella propria. E questo, salvo errore, si può dire un bel miracolo. [..] Basta però che dal calendario cada il foglietto del 26, tutto riprende come prima: gli affanni, le facce dure, gli occhi cattivi [..] Perchè questo voltafaccia? Ecco un problema che non siamo mai riusciti a decifrare. Perchè buoni un solo giorno e poi basta fino all'anno successivo? 
Eppure sembrano felici. Ben strana razza gli uomini. Bravo chi li capisce."
tratto da Dino Buzzati, "Lo strano fenomeno che si chiama Natale", Corriere d'Informazione, 24-25 dicembre 1954.

Buon Natale, che un po' dell'aria strana di questo giorno ci rimanga attaccata come fosse zucchero a velo sul pandoro o come polvere di legno sulle mani quando scartavetri. Difficilissimo liberartene.

venerdì 23 dicembre 2011

aria di casa

eh si, cimette è decisamente tornata a casa.
il colpo di genio è venderle crude..per permettere alle brave massaie romagnole di poterle usare a "suo" piacimento...bollite e passate in padella con soffrittino di cipolla oppure mescolate alla ricotta per i cascioni (dalle mie parti li chiamiamo con la sc) o per i tortelli.
mi piace pensare che la rosola lì di fianco non sia un caso ma piuttosto un vezzo del grafico raccoglitore di erbe (letto con la e moolto stretta).
Se volete rendermi felice regalatemi un bouquet di rosole. Che per chi non lo sa sono l'infanzia dei papaveri. E che qui da noi si mangiano perchè siamo abituati a vedere tutte le erbe possibili (sempre e stretta) in direzione di una sfoglia con o senza uovo. come un mantra..cascioni cascioni cascioni.

giovedì 22 dicembre 2011

preparazione atletica

Come tutti quelli che abitano fuori casa e tornano per le feste natalizie anche cimette sa che quel giorno ogni abbinamento nutritivo che abbia un senso compiuto per la salute e per lo specchio va solennemente a farsi friggere (e dico friggere e non che so..’va a farsi bollire’ perché bollire è un verbo troppo sano) per cui, prevedendo il senso di colpa verso noi stessi che da gennaio ci farà prendere delle decisioni sportive drastiche  - tipo correre al mattino alle 7 con meno 7 o auto infliggersi corsi in palestra dal nome inquietante tipo Boot Camp in cui il momento di relax è la flessione [so di cosa parlo] – cerchiamo di giocare d’anticipo e di contrastare l’effetto pranzo con una serie di allenamenti preparatori.
Il che, considerando che la strada verso il Natale è costellata da una novena di cene, aperitivi & co con amici e colleghi non è propriamente facile. Ma d’altra parte, se hai fatto Boot Camp, la tua mente da marines americano può riuscire nel compito e anzi, ci aggiungi anche una serie di flessioni così..a sfregio!
In quest’ottica il pranzo di cimette al lavoro è un’alternanza di riso in bianco con olio e parmigiano (la sentite la voce della madre superiora del piano geriatria che parla sullo sfondo?) e insalata. Cose non degne di essere condivise nella normalità ma l’insalata di oggi è una felice cromatica eccezione:
Radicchio verde e cavolo rosso tagliati fine fine, melograno (dell'albero dell'altro nonno di cimette) e feta -che non si vede ma c’è. La cosa più lunga da preparare per qs insalata è sgranare il melograno ma, come sopra, se hai fatto Boot Camp lo sgrani con il mignolo.

martedì 20 dicembre 2011

promesse

la notizia del ferale delitto biciclico ha fatto il giro della regione approdando alla mia natia romagna dove parenti vari mi hanno mostrato il loro supporto morale. il nonno di cimette si è spinto oltre al supporto morale offrendomi la sua vecchia bicicletta ormai in disuso da anni e che riposa in garage insieme a una vecchia dispensa da cucina anni 50 completa di oblò e ventola che ho già usucapionato a mio vantaggio durante il pranzo di natale dell'anno scorso.. gioia, gaudio, tripudio!! babbo cimette penserà a metterla in ordine prima del mio arrivo per natale (non pensiate che siccome ho già preso la bicicletta non usucapionerò nient'altro) così io potrò portarla a casa e darle degno giaciglio nel parcheggio condominiale. solo che, per la legge universale del 'c'è sempre un MA', il giorno dopo questa notizia mio padre mi chiama e mi dice: "ah la bicicletta mi sa che ha anche un discreto valore, è una Ganna" seguito poi da "e ho appena letto sul giornale che sono riapparsi i ladri di biciclette [e me ne sono accorta!!] chissà quanto ti durerà!".

cara la mia nuova bici che amo già (nera, da uomo, freni a bacchetta, con almeno 40 anni di vita) ti prometto solennemente che ti proteggerò da tutti gli sguardi indiscreti, che comprerò una catena e un lucchetto degni del cuore di una principessa e che il primo che ti guarda gli usucapiono la faccia. Te lo prometto.

lunedì 19 dicembre 2011

lucciole in lanterne

per tutti quelli che pensavano che se avessi dato seguito al mio progettino di decorazioni natalizie avrei dato fuoco alla casa..nessuno aveva considerato che le lucine di natale sono studiate apposta per coesistere con alberi di plastica per cui DEVONO resistere..

d'altra parte lo diceva anche Oscar Wilde "Un'idea che non sia pericolosa, è indegna di chiamarsi idea" per cui chi sono io per non essere d'accordo con lui?

che luce sia, ma..che luce?

dialogo tra cimette e una collega qualche mese fa', quando ero ancora nel pieno delirio del trasloco: collega: "ah i traslochi sono proprio duri da smaltire, io non ho ancora i lampadari a casa mia" [comprata] cimette: "e da quanto tempo vivi lì?" collega: "3 anni".
..trascinare l'agonia dei postumi del trasloco per tre anni? piuttosto cambio casa al secondo anno. e così dopo quel dialogo poco confortante il mondo luci è diventato in quel momento il mio target, il simbolo della fine ufficiale del trasloco, un po' come quando ti metti a dieta e decidi che quel jeans stretto diventa il tuo termometro per misurare i risultati.. le luci erano diventate il mio jeans. Un jeans particolarmente stretto visto che non sono riuscita a trovare quel che volevo per svariato tempo.
Poi un giorno, suggendo la mia droga mensile da wannabe interior designer, ELLEDECOR, incrocio questa pagina:
* prego notare il mio impegno grafico nell'aver evidenziato gli elementi che hanno attirato la mia attenzione (ovvero usare le strutture di vecchie lampade come lampade stesse) con tanto di close-up per farli vedere meglio..
..la casa in questione è un loft-gioiello di una coppia di successo di creativi olandesi - lui è nella moda, lei è nell'organizzazione di eventi - i due hanno recuperato un vecchio atelier arredandolo con pezzi di design e pezzi di recupero. Se togliete il loft, l'atelier, la coppia di successo e in parte i pezzi di design praticamente è la MIA filosofia di arredo casa, io e i due olandesi abbiamo sostanzialmente la stessa visione di vita. Solo che mentre loro cercano pezzi di modernariato nei mercatini più trendy d'Europa io vado a cercare nel mio personale sancta sanctorum del recupero: mercatopoli.
E' stato un lungo cercare..soprattutto considerando che avevo ormai deciso che la lampadina da usare sarebbe stata una lampadina gigante, il che rendeva la mia ricerca della lampada alquanto difficile visto che non c'era mai lo spazio giusto tra i vari raggi di metallo..poi un giorno lei ha trovato me..infagottata in una coltre di una stoffa azzurrina con del pizzo che gridava 'lavami'..coi raggi tutti arrugginiti..mi ha trovato. Insieme a una sorella più piccola.
Le ho portate a casa, spogliate dei vestitini luridi, cartavetrate (per non perdere mai l'abitudine eh, grana 80) e infine le ho verniciate con una vernice spray Saratoga antiruggine (un po' cara ma decisamente efficace). Ora sono così sistemate:

ah che tocco di 'eclettismo creativo' come diceva Elledecor dell'atelier olandese..ah che trionfo della fantasia, ah che jeans stretto non più stretto! Devo dire che ogni volta che entro in cucina le guardo con ammirazione, quasi quasi vorrei chiamare la coppia di Amsterdam e dire loro che anche senza mercatini chic si può essere eclettici e creativi.
Per essere però veramente felice mi mancava ancora qualcosa...il lampadario della mia stanza era ancora quello ereditato dai vecchi inquilini, ovvero un filo nero con una lampadina..non potevo sostenere lo spettro dell'incompiuto..dovevo arrivare al fondo della questione luci.
..potrei rifarvi l'elenco dei giri a vuoto nei vari mercatopoli, potrei dirvi che alla fine anche in quel caso lei ha trovato me, potrei descrivervi il vestito che aveva e le fasi di ripulitura - verniciatura antiruggine ma non lo farò, voglio far parlare lei e credere che, almeno nella mia fantasia, una lampada del genere potrebbe finire su Elledecor o almeno su una limited edition di 'COSEdeCASA':

domenica 18 dicembre 2011

'promemoria' di crema di cavolo nero e pomodorini caramellati

Ieri sono andata come tutti i sabati al mercato della terra e mi sono fatta attrarre dalla verdura dell’azienda agricola Il Cucco  che aveva del freschissimo cavolo nero e altri parenti della famiglia. Dopo una fila enorme (tralascio che non avevo visto il bigliettino elimina code e ho saltato un giro come al monopoli?) arriva il mio turno e il Sig Cucco (credo sia lui) mi serve il cavolo nero, una zucca e del cavolo romano. Il tutto con un sorriso e una tenerezza che lo avrei abbracciato. Felice penso al freddo gelido che pare stia arrivando e mi beo all’idea della zuppa di cavolo nero che mi sarei preparata l’indomani, ossia oggi.
Per questa ricetta tralascio le qtà in grammi degli ingredienti perché vale un po’ la regola del ‘quanti siamo a tavola’ e/o ‘una volta che ci sono faccio provviste per il congelatore’ per cui ho usato un mazzetto di cavolo nero abbastanza grosso, un porro, due coste di sedano, 3 patate piccole, una mezza zucca (di questa posso dire che saranno stati ca.. 400 gr), un cavolo romano, un mazzetto di fagiolini, una zucchina grossa, qualche pomodorino, due cucchiai di piselli congelati (eh..mica è primavera), altrettanto di ceci e lenticchie rosse precotte (eh..mica abbiamo tutto il tempo di cuocere i ceci e le lenticchie) e un paio di dadi bio per il brodo.  Occorrono anche pomodorini per la caramellatura, del pane (meglio se integrale), qualche fettina di provola piccante e delle noci.
Una volta cotta le verdure (tempo di cottura ca.40 min) ho passato il tutto al frullatore per evitare che usando solo il minipimer il cavolo nero potesse lasciare ‘vivi’ i filamenti più duri del suo gambo (potrei uccidere per un filamento duro effetto barba di carciofo dentro una zuppa..), in questo modo si ottiene una crema veramente vellutata. Ho aggiustato di sale e rimesso in pentola a fuoco basso.
A questo punto si passa alla fase decorativa del piatto che in quanto tale è forse necessaria quanto il piatto stesso..al mercato avevo comprato anche una pagnotta di pane di farro dal Molino del Dottore perfetto per passarlo al forno con sopra della provola piccante e noci.
Mentre il pane si abbrustolisce via di caramello! In una padella mettere due cucchiai di aceto balsamico e uno di zucchero (io ho usato il fruttosio) e cuocere il composto a fuoco lentissimo, tagliare a metà - in orizzontale - i pomodorini (io ho usato i pachino, una varietà già dolce di per sé) e unirli al composto caramellato lasciando andare a fuoco basso. Quando i pomodorini cominciano ad asciugarsi diventando di un colore scuro aggiustare di sale e aggiungere una spruzzata di origano.
Versare la zuppa, aggiungere i crostini e i pomodorini caramellati e sedersi a tavola per un meritato pranzo domenicale aspettando che arrivi veramente il gelo mentre magari la selezione musicale random del tuo pc ti restituisce la versione di La vie en rose - Nataly Dawn ed è tutto perfetto.

Ah!dimenticavo…il piatto si chiama promemoria (e io dimenticavo) perché ieri il sig. Cucco nel darmi la spesa mi dice: tenga, le metto dentro sia lo scontrino che il promemoria:

ecco..io per cose così, i conti fatti a mano, i fogli a quadretti, la tenerezza di certi sorrisi, posso sciogliermi. Buona domenica sig. Cucco, il suo cavolo nero è davvero buono.

giovedì 15 dicembre 2011

quando si accende il fuoco del recupero

È qualcosa che non si può fermare. È più di una tentazione cui cedere o fingere di non voler cedere..è più di quel sottile veleno che ti si insinua sotto pelle quando alle tue amiche dici “ora è lui che deve cercarmi, non ha capito con chi ha a che fare” mentre dentro di te sai che sei tu che non hai capito con chi hai a che fare e appena uscita dall’aperitivo troverai una scusa per chiamarlo (tra l’altro aiutata dall’effetto dell’aperitivo stesso). No, quelle sono MALATTIE. Ma questa no. Questa è la tua natura che ruggisce e chiama e quando la scopri, non esiste altro.  Sei suo/a.
E così quando ti accorgi che nelle vetrine dei negozi di modernariato ti concentri sui mobili più vecchi (attenzione, non antichi) e li immagini dentro casa tua con una palette cromatica lontana anni luce da quella originale, capisci che ti si è acceso il fuoco del recycle arredo. E ti senti anche un fico pazzesco perché capisci che tu ci hai visto cose che gli altri umani non ci vedono più visto che si liberano di oggetti che tu brami.
Quando i miei occhi si sono posati su di lei era buttata in un angolo di un mercatopoli di provincia (non svelerò la provincia, è mio terreno di caccia) ed è stato un colpo di fulmine. Si presentava con un vestitino dismesso, una frangia non curata e qualche ruga d’espressione:
Ma io ci vedevo già altro, dentro di me pensavo: quest’anno va il verde salvia e anche se non va è così che io la vedo. Da questo pensiero siamo passati alla prima fase: cercare il tappezziere di fiducia che potesse toglierle il vecchio vestito sfrangiato e poi fargliene uno su misura. Una volta trovato lui (tappezzeria galletti, Marco è veramente bravo) siamo passati alla seconda fase: furia abrasiva, ovvero quando invece della palestra cartavetri forsennatamente (grana 60) una poltroncina per liberarla della vecchia vernice e della vecchia vita. Sono state ORE indimenticabili per i miei polpastrelli e anche per le mie unghie che da allora hanno deciso di mantenere un profilo basso.
Ah se solo all’epoca mi fossi resa conto che esistono: A) dei guanti appositi B) una macchinetta che cartavetra al posto delle mie mani, sicuramente mi sarei risparmiata la cancellazione parziale delle impronte digitali ma sapete..sono una purista, non credo che contemplerò mai l’opzione B mentre non essendo completamente cretina ho successivamente contemplato l’opzione A.
Ma fortunatamente dopo la grana 60 viene la grana 180, quella che pare un velo e che serve per la finitura che è come dire prima fai una maschera scrub al viso e poi ci stendi la crema lisciante. E dopo il dolore terapeutico della cartavetratura..viene la verniciatura, arriva il benedetto verde salvia:

Dopo un giretto finale da Marco in cerca del vestito l’ho riportata a casa e incoronata regina del mio minuscolo ingresso:

Ora le sto cercando un re degno del suo affascinante appeal verde salvia. Tanto ho i guanti.


mercoledì 14 dicembre 2011

assenze

telefonata con padrona di casa per gustoso aumento istat da cucinare con tanto aceto o cartavetrare con indomita energia scivola verso un amaro risvolto: signora: "si trova bene a casa?" cimette: "certo, molto bene!peccato solo che mi hanno appena rubato la bicicletta...sa..la tenevo attaccata al palo visto che mi hanno detto che non si possono tenere nel parcheggio condominiale" signora: " ma la metta pure dentro al parcheggio, lei ha il posto auto non c'è nessun problema".

martedì 13 dicembre 2011

cimette goes to lunch break 0.0

chi lo dice che in pausa pranzo dobbiamo sempre abruttirci con delle insalate (che non sono sempre tristi eh!) o provare la catena di montaggio della mensa in cui in fila indiana tentiamo di vedere da qui a 10 mt di distanza quali sono le 'altre' pietanze senza perdere il posto e alla fine, nell'astuto tentativo di prendere il piatto meno elaborato, si finisce sempre alla cassa con una porzione di patatine che - vergogna prenderle fritte - le prendiamo cotte al forno (e dorate probabilmente per osmosi, mica per lt e lt di olio)?? ..direttamente dalla cucina di cimette ecco cosa ho mangiato oggi in pausa pranzo:























ovvero pennette di farro alla crema di peperoni, ricotta di bufala e semi di papavero (* e pipazz gentilmente offerto dall'amica Brunella).

piatto molto semplice da preparare la sera per il giorno dopo senza togliere troppo tempo alle nostre serate sociali: prendere un piccolo peperone giallo e uno rosso, tagliarli a fettine e cuocerli in una padella antiaderente con un po' d'acqua. non salare. una volta cotti passarli al frullatore (o anche minipimer) e rimetterli nella padella, aggiustare di sale, aggiungere un po' d'olio exv e una spruzzata di pipazz in caso abbiate un'amica calabrese. una volta cotta la pasta di farro buttate tutto nella padella aggiungendo ricotta di bufala a piacere (circa un 50% della quantità di cremina ottenuta ma valutate anche in base alla quantità di pasta) e semi di papavero e girate finchè il tutto risulta ben amalgamato.
se riuscite a resistere alla tentazione di mangiare la vostra pasta in quel preciso momento avrete una buona chance di offrirvi una pausa pranzo degna di questo nome il giorno dopo.
Bon Appetit!

lunedì 12 dicembre 2011

risvegli del lunedì

La mia prima o almeno quella che ricordo come prima bicicletta mi è stata rubata sotto casa questo fine settimana. L’orribile scoperta questa mattina uscendo di casa in un uggiosissimo lunedì mattina. Esco dal portone e al mio solito palo trovo una bici che non è la mia. Nulla hanno lasciato, nemmeno il lucchetto.
Di tutte le cose che mi sono passate per la testa – partendo da ‘ed è solo lunedì mattina’ fino ad arrivare alla consapevolezza di aver ormai un attacco di Alzheimer per cui ho sicuramente parcheggiato la mia Olandesina con cestino in vimini e freni a bacchetta ad un altro palo o l'ho lasciata a casa di qualcuno di cui ignoro il nome ora – mi resta attaccata al cuore solo l’immagine di lei guidata da un altro. Chissà se soffre, se le manco..se pensa che l’ho abbandonata.
Dicono che per qualcosa che ci lascia qualcos’altro entra nella nostra vita. Mi sa che mi serviranno svariati comò per scacciare il dolore della perdita.

domenica 11 dicembre 2011

quando le signorine arredano casa..

si arriva all'inevitabile..finita la fase di imbiancatura, finita l'odiosa parte dei ritocchi di verniciatura, finito il montaggio dei mobili e terminata anche la sensibilità ai polpastrelli dopo le pulizie marziali si arriva alla fase inevitabile. DARE UN NOME ALLE COSE. perchè la cucina non si sa che è lì che cucini e mangi se non ha la sua targhetta..la stanza da letto su cui troneggia un quasi Olympic Queen bed (Bed_size) non lo sa che quel letto è un letto finchè non appendi 'bedroom' alla porta ma soprattutto..il bagno non è bagno finchè non lo marchi tu.
e siccome ti hanno insegnato che l'ospitalità è sacra e che se anche vivi sola non è detto che tu debba rimanere l'unica abitante della tua magione (55mq) a tempo indeterminato, tiri fuori la vena pratico-creativa di anni di 'Tutto Scarry per giocare' e crei la tua targhetta. Unica. Irripetibile. Imperiale. Lui non è appeso per il collo come forse può sembrare, la cordicina lo salva da caduta sicura tenendolo sotto un braccio.
Una targhetta antropologica: chi conta in questa casa e chi salva chi. oserei dire oggetto simbolico degno delle Trobriand Islands. E siccome mi hanno insegnato a scuola che cercare il significato è meglio che ascoltare qualcuno che te lo svela..a voi l'onere di trovare le trobriand. io ora vado a cucinare delle gustose cimette nella stanza dove c'è scritto 'kitchen'.